Asia.
I need a hug or an orgasm

xld:

My style is black and it’s expensive

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edwardtheodoregeinn:

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A me non piacciono le etichette, le condizioni, i cardini stabiliti dalla società. Da ciò ne conviene che odio essere chiamato gay in via principale quando in via principale ho un nome. Non mi entusiasma iniziare una presentazione con:

«Ah, tu sei gay?»
«Sì, o meglio, no, o meglio sì, piacere.»

Non sono “gay”

-innanzitutto-

Innanzitutto sono me, sono Khalos e sono nome, sono Moscato e sono cognome, sono tante cose e gay è semplicemente la definizione della mia scelta sessuale, o meglio, il nome attribuitogli. E diciamolo, perché dirsi le cose fa sempre meglio che tenersele dentro, quando ci si presenta non capiterà mai di esordire con totale nonchalance iniziando con una frase del tipo “sei etero?”, perché la persona che hai davanti non è etero, o meglio, non è etichetta e non è prodotto, e con prodotto intendo “prodotto della società” che impone i suoi miserabili limiti e le sue miserabili classificazioni di persona. La società è come un grande supermarket, con la differenza che nessuno sceglie niente e se lo porta via; stai semplicemente lì in vetrina per un’intera vita.

Così mi viene da pensare che sia sbagliato determinare con esattezza una persona, ma è anche vero che a volte serve. Non si può dire “lavoratore” un lavoratore che fa specificamente il medico, o specificamente il veterinario e giù di lì. Se per l’interesse della comunità, e attenzione comunità, non società, bisogna etichettare determinate persone, lo accetto, è accettabile, che sia, dunque, fatto.

Gay invece no. Gay è un etichetta che va di moda, e le mode si sa sono brevi e vanno sempre a finire male, tranne il vintage, che per sua beatezza non passa mai di moda. E non possiamo permetterci di mancare il colpo, allora; e la società ci mette dentro un bel peso da portare che a portarsi da solo non saprebbe spostarsi, ed è un peso, essere gay, che viene attribuito(ci) da “non si sa chi, non si sa come”. Semplicemente nasciamo bambini, cresciamo da ragazzi, poi ci dividiamo, come tutto, come sempre:
Qui i ragazzi normali;
Qui i ragazzi gay.

Perciò i normali sono i non gay, e io sono anormale, oltre che diverso. Non ho manco la possibilità di essere normale, solo quella di essere gay, nella categoria delle credenze maschiliste, in un mondo maschilista che le donne stanno provando a capovolgere. E se non riescono loro, chi può riuscirci?

Allora vedi, qui entriamo in gioco noi, i nostri diritti, il nostro voler essere normali e voler essere chiamati per nome, per nome -innanzitutto- e per cognome.

«Piacere come ti chiami?»
«Khalos, piacere mio.»
«Stai con quel ragazzo?»
«Esattamente, lo amo.»

Che così va già meglio. Che la curiosità è un tratto indistinto dell’uomo che non puoi sbottonarti di dosso come si fa con le camicie. Che di etichette non ce ne sono, che in questo modo è tutto più scorrevole, il discorso.

È questione di parole. Le parole le devi sapere usare, che se non ci provi nemmeno rimangono ferme e ti si incastrano fra le costole e magari ti escono solo dopo fra i pensieri. E i pensieri non hanno un punto, hanno solo virgole, e non puoi mettergli un punto e basta perché tanto poi tornano più prepotenti di prima a corregge quel errore ortografico. Orrore. Punto. No, virgola.

Mi presento, sono Khalos. Sono fidanzato, il mio ragazzo si chiama Marco, e la centralità del discorso è che io sono me, e non sono moda e non sono etichetta di nessuno. Io sono amore, sono sbagli, sono sorrisi e sono lacrime, sono come te in mille nostre similitudini, e come nessun altro in tutto ciò che mi contraddistingue rendendomi unico.

Noi siamo i nostri specifici -IO- interiori e non la vetrina di ciò che la società ci impone d’essere.

Noi siamo ragazzi, e siamo randagi come i tempi che corrono, e siamo selvaggi, e siamo pieni d’amore e sentimenti che un tempo si nascondevano, ed ora fanno a cazzotti per uscire. Noi siamo così, amateci o odiateci.

E io sono me, -io, me e me stesso- piacere.

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-Khalos Moscato (via khalosmoscato)

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(via edwardtheodoregeinn)
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''Venivo sempre qui, quando il mondo mi stava stretto, così stretto da togliermi il fiato. Me ne stavo a guardare l’oceano e pensavo ‘andate tutti a fanculo’.''
-Tate - American Horror Story (via lacollezionistadiricordi)
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''Era sempre di cattivo umore e tristissima, ma a me questo piaceva. Mi piaceva sapere che aveva scelto me come l’unica persona da non odiare.''
-Colpa delle stelle, Augustus (via onedayiwillchangemyfaith)
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lunar-amethyst:

❂ॐ☮Hippie|Spiritual|Nature blog☮ॐ❂
''Tu hai deciso di andartene ed io di non tornare.''
-zittoeurla (via zittoeurla)
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shewillkeepsmiling:

Dreams… ♥
sonoferitadentro:

sei stata l’abbraccio più bello di sempre,quello che aspettavo da tempo. Abbiamo sconfitto quei 637,89 km, lo stesso giorno che abbiamo realizzato il nostro sogno.